Questa certezza non ci umilia, ma ci rende capaci di conoscere il mistero di Gesù, di amarlo ed amandolo, trovare tutte le spiegazioni che la vita domanda, affrontare le prove che la vita impone, vedere la nostra speranza crescere, la nostra fiducia aumentare, la nostra pace diventare piena.La ragione della morte del Signore è il nostro peccato.Bisogna che il senso del peccato ci prenda, solo così possiamo entrare nella ricchezza inesauribile della Passione, capirla e parteciparla.La dobbiamo partecipare sia per il dolore che esprime, sia per il mistero che realizza. La Passione trasfigura tutta la sofferenza umana ed è incitamento potente ad una continua conversione del cuore. La
passibilità di Gesù – la Sua disponibilità a patire - ci serve per
conoscere meglio noi stessi; il miglior esame di coscienza, lo facciamo
non chiudendo gli occhi per analizzarci in senso psicologico, ma
spalancandoli davanti a Lui e lasciando che la Sua luce ci mostri
chiaramente chi siamo. Nella verità
della Croce è racchiusa tutta la Verità dell’uomo, la misura della
sua grandezza, la sua debolezza, il suo prezzo.Oggigiorno però,
l’essere cristiani può sentirsi più difficile. Non c'è nessuno che
non soffra questa nostra società, e per una gran parte delle persone
con ansia se non addirittura, a causa del loro ateismo, con
disperazione. Oggi è potente l'odio per il prossimo, non l'amore! Perché
viviamo in una società in notevole parte scristianizzata. È còmpito
preciso di ogni cristiano contribuire ad evangelizzare questa società.Oggi
come ieri, intorno a noi credenti ci sono segni, mezzi potenti che ci
conducono a Dio!La
creazione... San Paolo nella Lettera ai Romani scrive: "siamo
inescusabili a non credere, perché l'invisibile perfezione e carità
sono perfettamente visibili nella bellezza delle cose create". Il Segno della
Croce: è in noi la Trinità, è in noi la Passione, la Morte, la
Risurrezione di Cristo.Oggi
abbiamo portato un segno della Passione, un Cristo sofferente...(a
questo punto i due autori-coniugi mostrano un Cristo ricevuto in dono a
suo tempo per le loro nozze d'argento, opera del caro amico Padre
Charles Jegge, trappista eremita de "Il Prietto Monastico di
Indiritto" - salito a Dio il 31 ottobre 1995 -) Questo Cristo,
lavorato alla forgia con un piccolo martello è un segno visibile della
meditazione d'un monaco sulla Passione. Questo Cristo
è stato sul davanzale della sua cella per anni... Vicino, una piccola
Vergine e un fiore fresco, uno solo... Quante messe, quante adorazioni
silenziose, quante lacrime, quante conversioni...! Questo Cristo
non ha la Croce: al momento di donarlo il monaco lo ha messo così... La
Croce siamo noi... Di fronte alla Croce di Cristo dobbiamo vergognarci
di non volere le nostre croci: devono essere usate per la salvezza di
altri.La Croce va portata
bene, non trascinata.Albero
dai ricchissimi frutti - arma potente - bastone dei deboli - guida degli
smarriti - salute dell'anima e del corpo - albero della vita eterna. La strada
della santità passa per la Croce.Nella
nostra vita la Croce si presenta in modi molto diversi: malattia, povertà,
stanchezza, dolore, disprezzo, solitudine… "Prendete
il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore. Il
mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero" (Mt, 11, 28-30)I
patimenti di Cristo ci persuadano a rifuggire ogni forma di
imborghesimento, di indolenza e ravvivino il nostro amore allontanando
la tepidezza.Ecco cosa
scrive sulla sofferenza Karol Wojtyla, ancora arcivescovo di Cracovia, e
nostro Papa: La sofferenza
non purifica l'uomo meccanicamente; non sempre e non in ogni forma la
sofferenza porta al bene; a volte costituisce un'ulteriore occasione di
male (per esempio, la miseria che porta al furto e alla prostituzione).La
sofferenza legata alla purificazione morale dell'uomo resta un
mistero...Sembra che
l’uomo nella sofferenza colga meglio il senso delle proporzioni, viva
più profondamente la fragilità della sua esistenza, il mistero della
Creazione, la responsabilità per la vita, il senso del bene e del male,
l'inesprimibile maestà di Dio. Una delle
leggi della sofferenza consiste nella solitudine dell'uomo, e quando
questa solitudine diviene luogo d'incontro dell'uomo con Dio, allora la
dimensione purificatrice della sofferenza si apre in tutta la sua
pienezza. (Karol Wojtyla, Segno di contraddizione, Università Cattolica
del Sacro Cuore, Milano, 1977) Contempliamo
la solitudine di Gesù nell'orto GETZEMANI "Se
ne andò come al solito al monte degli ulivi" (Lc, 22, 39). "Prese
con sé Pietro, Giacomo, Giovanni" (Mt, 26, 37). "Restate
qui e vegliate con me" (Mt, 26, 38). Getsemani,
luogo di grande solitudine per Gesù. L'essenza della Passione di Gesù
nei Getsemani rimane nascosta agli occhi dei discepoli che si erano
addormentati per la stanchezza.Rimane
nascosta anche a molti uomini oggi. I discepoli siamo noi. Il sonno è
l'abbandono della vita di pietà ed è l'immagine della nostra
debolezza: il Signore non trova in noi un sostegno perché non lo amiamo
abbastanza. Quante volte rifiutiamo di partecipare all'amore di Cristo!
Anche per piccole cose, che costerebbero nulla: preferiamo scegliere il
nostro comodo, con la scusa della fretta o delle troppe cose da fare, e
lasciamo il prossimo nella sua solitudine.La
SOLITUDINE del Maestro ha accresciuto la sua sofferenza interiore. "Potete
bere il calice che io sto per bere?" Il calice è
simbolo di amicizia, di condivisione. Quello del Signore è un calice
amarissimo... le cose belle costano care e nessuno può regnare con
Cristo se prima non lo ha seguito nella sua Passione. "Padre,
se è possibile passi da me questo calice...
non come voglio io, come vuoi tu" (Mt 26, 39). Questa
preghiera è un incontro tra la volontà umana di Gesù e la volontà di
Dio, è un frutto particolare dell'obbedienza del Figlio al Padre.
L'obbedienza non è rinuncia alla propria volontà: è
"volere" la volontà del Padre, è ascolto spirituale verso
l'Amore: la grandezza dell'Amore si esprime nel sacrificio, nel dono di
sé. Anche per noi
oggi ci sono momenti in cui costa affidarsi alla volontà di Dio in
avvenimenti che non riusciamo a comprendere: il Signore ci chiede di non
limitarci a coltivare una sicurezza umana, ma di custodire una speranza
soprannaturale. Come dice
Sant’Agostino, la nostra mente limitata non può comprendere l'infinità
del Signore... A volte il
dolore può far vacillare la fede. È inutile in questo caso cercare di
convincere chi soffre: ci sono momenti di quiete in cui la ragione,
appoggiandosi a Cristo, troverà la sua forza. "Come
l'argilla nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa
d'Israele" (Ger. 18, 3) Lasciamoci modellare e rimodellare da Dio
tutte le volte che è necessario. "Vigilate
e pregate per non cadere in tentazione" (Lc 22, 45) Le
parole di Gesù diventano un rimprovero che ci tocca da vicino. ... dobbiamo
colmare quell'ora perduta, durante la quale Gesù rimase solo nei
Getsemani. Il desiderio di
colmare quell'ora diventi il bisogno del nostro cuore. "Vegliate!",
esorta Gesù. La preghiera dei Getsemani dura ancora, il Signore aspetta
la nostra corrispondenza: di fronte a ogni prova l'uomo deve sapere
partecipare alla preghiera di Cristo Signore. Questa preghiera, che è
rimasta inesaudita secondo il criterio e il ragionamento umani, ha
segnato l'inizio dell'opera di Redenzione a cui l'uomo e il mondo
attingono sempre: "I miei
pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre
vie" (Is, 55, 8).E così
la preghiera dei Getsemani è esaudita. IL
TRADIMENTO DI GIUDA
"S'avvicinò
a Gesù e disse "Salve, rabbì" e lo baciò" (Mt, 26,
49). Giuda, uno dei
dodici, scelto e chiamato dal Signore stesso, è un uomo disorientato,
privo di equilibrio, infedele, attaccato ai beni (alla sua superbia,
alla sua ignoranza, nella falsa idea d'essere fatto da Gesù ministro
d'un regno terreno; e quindi deluso). Il mondo oggi può riconoscersi
facilmente in queste caratteristiche: ... attaccato ai beni: dobbiamo
liberarci dalle cose per riempire il nostro cuore di Dio. I beni
materiali sono mezzi, noi siamo amministratori, questo è il tempo per
meritare. Il distacco deve essere "effettivo" (con risultati
concreti che non si raggiungono senza sacrificio) "interiore"
( ha per oggetto anche i desideri), “attuale” (occorre che
esaminiamo con frequenza in che cosa abbiamo posto il cuore)
"allegro" (perché guardando Cristo cerchiamo una ricchezza
spirituale). Il distacco
che ci permette di seguire il Signore, di non tradirlo, è anche un
distacco da noi stessi, dalle nostre scelte, dalle ambizioni, dai
successi, dalla nostra salute. ... Infedele:
le nostre infedeltà nelle "piccole cose", impazienti, poco
caritatevoli nei pensieri, lenti nella vita di pietà. L'anima sotto il
peso di queste imperfezioni perde lo splendore della sua bellezza, si
allontana da Dio, lo tradisce. Giuda tradisce
con un bacio. Non ci succede, a volte, di dare tante buone parole a un
amico ma, forse, di non fare poi nulla quando questi ha bisogno di aiuto
concreto? E non è forse anche questo un ingannare, un tradimento della
carità del Cristo?! Ci sono persone che, pur sentendosi in cuore
cristiane, non parlano di Cristianesimo per "rispetto democratico
delle minoranze etniche". Ci sono insegnanti elementari cattolici
che non leggono in classe circolari che invitano ai corsi per la Prima
Comunione e per la Cresima, perché in quella classe ci sono degli
extracomunitari. Ecco come alcuni tradiscono il dovere di evangelizzare,
in nome di una pseudodemocrazia, nemmeno che la maggioranza dovesse
inchinarsi alla minoranza e i duemila ultimi anni della nostra Storia
non fossero improntati per la più gran parte al Cristianesimo.
Oltretutto, non è così che si fa cultura! Cosa si capisce davvero
della storia, della filosofia, della letteratura di questi duemila anni
se non si conosce a fondo il Cristianesimo?! Eppure l'ora di religione
è diventata facoltativa. E anche per noi adulti, quanto grande è il
bisogno di approfondire le nostre conoscenze di fede! Abbiamo sentito
una volta dire da qualcuno che il Cristianesimo si fonda sui dieci
comandamenti! Ci si dice cristiani senza sapere che la nostra religione
si basa sulla Resurrezione di Gesù?! Che risorgendo, ha dato garanzia
di essere Dio e che tutto quanto ha detto viene da Dio?! I corsi di
catechesi per adulti ci sono, basta informarsi e poi seguirli.
L'ignoranza è anch'essa tradimento: come evangelizziamo se siamo i
primi noi a non sapere? Sì, certo, con l'esempio, che viene prima
ancora della parola; ma anche la parola è indispensabile. Il nostro
tradimento è il peccato mortale. È fare la nostra volontà contro la
volontà di Dio, quella volontà che Dio stesso incarnandosi ci ha
rivelato, la volontà di agire con buona coscienza e con carità
rifiutando la nostra superbia e il nostro egoismo. "Amico, a
che sei venuto?". Il Signore,
nonostante i nostri tradimenti, non ci abbandona, è sempre disposto a
chiamarci amici. Dobbiamo formare in noi una coscienza retta e delicata,
essa è la luce che ci fa distinguere il bene dal male e ci porta a
chiedere perdono. IL
RINNEGAMENTO DI PIETRO
"Le
guardie afferrarono Gesù e lo legarono, lo condussero da Anna" (Gv.
18, 12). "Pietro
lo seguiva da lontano" (Lc, 22, 54). "Non sei
anche tu dei suoi discepoli?"... "Non lo sono" (Gv. 18,
25) "Un gallo
cantò... e [Pietro] pianse amaramente". Allora, il
Signore condotto dalle guardie passò davanti a Pietro e lo guardò,
mettendo nello sguardo un tesoro infinito di tenerezza e di perdono.
Seguire Gesù, poi rinnegarlo tre volte... Ecco un fatto storico ed
insieme un simbolo delle nostre cadute, della nostra tepidezza... Noi
tante volte seguiamo Cristo da lontano! Rifugiamoci in Maria, in Lei
troviamo la forza di rimanere vicini a Gesù: Maria, chiedi a tuo Figlio
che mi aiuti a purificare il cuore, guidami lungo un cammino sicuro. Gesù,
voglio seguirti da vicino anche se in momenti e ambienti in cui non sei
popolare, quando lavoro, quando studio, quando cammino, quando mi
diverto... Non si taccia se
si sente offendere il Cristo. Non si abbia timore umano, di non essere
abbastanza "liberi", o abbastanza "moderni". Ci vuole
entusiasmo, sia nei rapporti diretti con Dio sia nei rapporti col nostro
prossimo. E se non servirà, pazienza. Avremo fatto il nostro dovere,
seguire la volontà del Padre secondo quanto il Figlio incarnato ci ha
insegnato: ricordiamoci sempre che il peccato e la scelta giusta sono
nella coscienza, non nell'azione. L'azione è sotto la Provvidenza di
Dio, Lui solo sa cosa delle nostre azioni porti al vero bene, la Vita
eterna, e soltanto Lui nella sua onniscienza provvede, al di là della
nostra limitata intelligenza: sì, la nostra libertà è in noi, nella
nostra coscienza; è nella scelta tra bene e male, nella scelta di
rifiutare o accettare il peccato, compreso quello d'omissione, di
mancanza di carità e della mancata testimonianza della Verità-Gesù. ANNA,
CAIFA E PILATO:
"Sei tu
il re dei Giudei?" (Gv, 36, 38) "Il mio
regno non è di questo mondo... Io sono Re, sono nato e venuto al mondo
per testimoniare la Verità" "Che cos'è
la verità?". La verità è
una realtà: Il Regno di
Cristo. La dignità
dell’uomo, figlio di Dio e fratello di Gesù. La verità possiede una
sua dimensione sociale e pubblica: non si deve mai negare all’uomo il
diritto alla verità. Dobbiamo avere la forza di manifestarla di fronte
al mondo contemporaneo così complesso e, a volte, così refrattario. Il
mondo ha bisogno di un criterio di "potenza" radicalmente
"altro" da quello comunemente inteso, di un'altra
manifestazione della gerarchia dei valori: nel regno del mondo vi è
inganno, tristezza, falsità; il regno di Cristo è di pace, di
giustizia, di amore: è quella pace, lo shalòm ebraico, che significa
pienezza di ogni bene. Credere nell'amore, testimoniare l'amore è
difficile. L'amore va di pari passo con la povertà: la sua potenza è
l'estrema debolezza del Verbo incarnato nella stalla di Betlemme e che
ha accettato la Croce. L'amore è il
contenuto principale della Salvezza. GESÙ
FLAGELLATO E CORONATO DI SPINE:
"Allora
Pilato lo fece flagellare e i soldati, intrecciata una corona di spine,
gliela posero sul capo. "Popolo
mio, che male ti ho fatto, in che ti ho provocato? Dammi risposta!"
(Liturgia del Venerdì Santo). Flagellato per
le nostre colpe. Dobbiamo essere consapevoli dello stretto legame tra la
flagellazione e i peccati di carne dell'uomo. La potenza del mistero
renda nobili e santi i desideri. "Tratto duramente il mio corpo e
lo tengo sottomesso" (I Cor. 9, 27). "La carne
ha desideri opposti a quelli dello spirito" (Gàl, 5, 17) Dobbiamo
sentirci spinti alla riparazione. Che
Cristo regni nella nostra vita, nelle nostre opere, nei nostri pensieri,
nelle nostre parole, in tutto ciò che siamo ed abbiamo. Gesù, sei Re
qui, nel mio cuore. Santa
Teresa d’Avila , nel “Libro della mia vita” scrive: “…
Al sopraggiungere della difficoltà e del dolore, quando non si è più
nella quiete, o in caso di
aridità. Cristo è un ottimo amico perché vedendolo come uomo,
soggetto a debolezze e a sofferenze, è molto facile sentircelo vicino.
È bene allora non cercare consolazioni, ma stare abbracciati alla Croce
che è una grande cosa… il Signore ci aiuterà a salire più in
alto”. ECCE
HOMO:
"E Pilato
disse loro: "Ecco l'uomo" (Gv. 19, 5). Nessuno cade
in ginocchio...Dove sono i
lebbrosi guariti, gli indemoniati liberati, i ciechi che hanno
riacquistato la vista? Dove
siamo noi?! Noi, che abbiamo ottenuto grazie, grandi e piccole, e prima
di tutte l'immensa grazia di credere! dove siamo? Siamo tra coloro che
tacciono? Ci abbandoniamo al nostro comodo? O addirittura, siamo tra
quei cristiani che approvano siano tolti i crocifissi dalle sedi
pubbliche perché - pensano loro - sono contro la democrazia?! Costoro
stanno urlando contro Gesù. La sentenza di Pilato è emessa sotto la
pressione dei sacerdoti e dei loro servi che eccitano la folla, la quale
si fa plagiare: Gesù è solo, in un deserto ostile. Il deserto
ostile oggi lo troviamo in modo particolare nel cuore delle città. I
mezzi di comunicazione di massa fanno la parte di quei sacerdoti e di
quei loro servi. Basti scorrere i quotidiani laicisti, come "La
Stampa" di Torino dove troviamo non insovente attacchi al
Cristianesimo e alla Chiesa e articoli che guardano con simpatia alla
New Age. Ci sono tanti esempi possibili. Ne facciamo uno, che riteniamo
tra i più gravi. In gennaio, se ben ricordiamo, scrivendo dei
ritrovamenti di Qumran, la giornalista Fiamma Nirestein ha scritto su
"La Stampa": "Gesù era, dicono gli storici, un buon
ebreo osservante"; e, in conclusione dell'articolo, come se nulla
fosse stato: "Quanto a Gesù, anche di lui si sa che non volle
essere mai nient'altro che un buon ebreo". Si noti come con poche
parolette si cerchi di abbattere il Cristianesimo, basato su Gesù
Risorto vero Dio e non solo vero uomo. Ecco l'assurdo, di un Gesù che
era, secondo la Nirestein, nient'altro che un buon ebreo, eppure... fu
condannato alla croce per volontà proprio del Sinedrio! In questo modo
si vogliono far passare i Vangeli per una favoletta. Si noti che i testi
rabbinici del III/VI secolo, sempre al fine di combattere il
Cristianesimo, presentavano invece falsamente, contro i testi cristiani
del I secolo e senza portare alcun documento contrario, Gesù come un
mago e un malfattore nemico della Scrittura figlio d'una pettinatrice
adultera e d'un soldato romano di passaggio: niente affatto come un buon
rabbino ebreo. Oggi si combatte la Chiesa con una tecnica assai più
sofisticata. Gli storici a cui si riferisce la Nirestein, e niente
affatto tutti gli storici come appare invece dall'articolo, sono
soltanto quelli della scuola di critica al Cristianesimo dell'Università
Ebraica di Gerusalemme. Di essi, solamente David Flusser, che peraltro
è un indipendente pur insegnando in quell'Università, pare non animato
da ragioni visceralmente religiose, sebbene a sua volta non si esima da
"bastonature" alla fede cristiana. Il cristiano,
vivendo profondamente nel cuore di Dio, deve lottare contro il male che
si presenta sotto forma di tutti gli idoli suscitati dal fenomeno
urbano. In solidarietà con ogni altro essere umano, chiunque egli sia,
deve sforzarsi di essere
oasi, di scavare una sorgente, con gli strumenti della preghiera e della
carità. Dobbiamo
spezzare i muri di ghiaccio del nostro cuore, muri invisibili fatti con
i mattoni dell'ingiustizia e del pregiudizio, muri che si contribuisce
ogni giorno a costruire con quel senso comune in apparenza inoffensivo
che etichetta, generalizza, crea diffidenza... LA
CONDANNA A MORTE DI GESÙ
è la risposta
al grido: "Crocifiggilo!
Crocifiggilo!".
Deve morire perché si è fatto figlio di Dio" (Mc, 15,
13,14) Il pretore
romano, di fronte al Mistero di Gesù, con un gesto ebraico, per essere
ben inteso, si lava letteralmente le mani: cerca di stare in disparte;
lui. non cristiano; purtroppo, ci sono anche dei cristiani, oggi, che
stanno da parte, che riducono tutto alla loro fede personale, senza
impegnarsi in questa società ormai in gran parte pagana in cui il
Cristianesimo viene distorto e la Chiesa accusata d'essere nemica della
libertà dell'uomo. La Croce e la verità sul Regno sono realtà. Gesù,
Figlio di Dio, interrogato sul suo Regno, giudicato e condannato
dall'uomo costituisce il principio di quella testimonianza di Dio che
tanto ha amato il mondo (Gv, 3, 16) "Fu
annoverato fra i malfattori". "Fu
piagato per le nostre iniquità, le sue piaghe ci hanno guariti" (Is,
53, 5) Anche oggi la
dignità umana è sopraffatta, gettata a terra, umiliata in tanti modi.
Aborti, prostituzione, pornografia, esperimenti biologici atroci. La
Dignità dell'essere umano è acquistata a prezzo del sangue del Figlio
di Dio. E' in lui tutta la verità del Figlio predetto dai profeti, la
verità del servo di Jhavè annunciata da Isaia. Noi
oggi di fronte a questa testimonianza non possiamo "stare in
disparte", non possiamo "lavarci le mani". "ESSI
ALLORA PRESERO GESÙ
ed Egli,
portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio , detto in
ebraico Golgota..." "... uomo
dei dolori che ben conosce il patire come uno davanti al quale ci si
copre la faccia, era disprezzato e non ne avevano alcuna stima. Eppure
egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri
dolori. ... è stato
trafitto per i nostri delitti... come agnello condotto al macello come
pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca" (Is,
53, 3 – 7). Il dolore frutto di una serie di limiti che l’uomo vive
nella sua condizione terrena, è una condizione provvisoria: siamo
consolati nella luce di Dio. “Le
sofferenze della vita presente non sono paragonabili alla gloria
futura”. In queste
strette, affollate strade di Gerusalemme, durante le ultime ore che
precedono la Pasqua, Gesù tormentato, coronato di spine, con il volto
sanguinante, prende la Croce sulle sue spalle, porta la Croce, peso
enorme. Cade per tre volte esausto per lo sforzo e si rialza. Cade
per amore, si rialza per il bisogno d'essere amato. Gesù
non ricorre alla potenza degli angeli (di Dio, che manda messaggeri e
tramiti di Potenza) perché, se no, "come si adempirebbero le
Scritture?" (Mt, 26, 54) Gesù avendo accettato il calice dalle
mani del Padre vuole berlo fino in fondo. Questo è per noi: ogni nostro
peccato è in relazione stretta e misteriosa con la Passione di Gesù. La perdita del
senso del peccato, oggi tanto diffusa, è una forma di negazione di Dio.
Ristabilire il giusto senso del peccato è il primo modo di affrontare
la grave crisi spirituale che ha colpito l'uomo: ira, invidia, sensualità,
pratiche di pietà fatte per abitudine, leggerezza nei giudizi, poco
amore... Nessuno di noi
quando è provato dal dolore può dire di non ritrovare sé stesso nel
dolore di Cristo. Lui stesso ha voluto condividere la nostra condizione
per trasformarla dal di dentro, a partire da questa sua condivisione. Il
nostro dolore può diventare beatitudine: “Beati
quelli che soffrono perché saranno consolati”.Ci
colga potente il dolore per i nostri peccati, la chiamata al pentimento!
Ti chiedo, Signore, di saper vivere e camminare nella Verità, di
assaporare la gioia del tuo perdono. SIMONE
DI CIRENE - LA VERONICA
Gesù cade...
Gli stessi persecutori devono cercare qualcuno che lo aiuti. Dov’erano
i suoi discepoli? SIMONE DI
CIRENE lo aiuta perché costretto, lo aiuta a portare un aspetto della
croce, non l'altro, il più pesante, quello dell'amore non corrisposto,
quello dei peccati degli uomini. Egli cammina accanto al Cristo sotto lo
stesso peso, gli è vicino fisicamente più di Maria, più di Giovanni.
Quanto ha camminato, così interiormente diviso, con una barriera
d'indifferenza verso l'uomo che soffriva? Anche
oggi quanti Simone di Cirene, quanti uomini costretti a portare croci!
Ma... le portano con Cristo? Noi, voi, le portiamo sempre con Cristo? L'amore
non solo eleva, anche carica di pesi, ed i carichi esprimono l'amore più
che i momenti di slancio spirituale. "Se
qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua
croce e mi segua" (Mc, 8, 34). "Chi non prende la sua croce e
mi segue, non è degno di me" (Mt, 10, 38). Gesù porta
sul Calvario la verità dell'umana sofferenza, delle umiliazioni, delle
torture, dell'agonia e della morte. Ci sono persone invece che non sono
costrette, ma portano la croce di Gesù secondo il loro cuore, come
VERONICA. (Veronica non è nel Vangelo, ma nella Tradizione, che per i
cattolici è Fonte come il Testamento; anzi, il Canone del Nuovo
Testamento è fissato dalla Chiesa del II secolo (Canone muratoriano/Ireneo
di Lione...) basandosi sulla primissima Tradizione orale apostolica -
vale a dire sulla predicazione degli apostoli e dei loro discepoli - dei
primissimi decenni seguenti la Risurrezione). All'amore di
Cristo la Veronica risponde con la riparazione: asciuga il suo volto. Anche
noi possiamo asciugare il volto di Cristo con atti di carità:
"tutto quello che avete fatto a uno di questi miei fratelli più
piccoli, l'avete fatto a me" (Mt, 25, 37 - 40) Il Salvatore
imprime la sua somiglianza su ogni atto di carità, come sul lino della
Veronica. "Venivano
condotti insieme con lui anche due malfattori per essere
giustiziati" (Lc, 23, 32). Tre uomini,
con la croce, in cammino verso la morte. Anche
oggi si può portare la croce in diversi modi: C'è la croce portata con
rabbia, come quella di cui è caricato uno dei "ladroni" (così
venivano chiamati i partigiani antiromani "zeloti", che
derubavano ed uccidevano soldati occupanti ed ebrei collaborazionisti),
il "ladrone" che non mostra pentimento; croce contro la quale
l'uomo semplicemente si rivolta: è una croce che non redime, che
allontana da Dio. Anche oggi vi sono persone che maledicono la vita per
le croci che incontrano e devono portare: preghiamo perché Dio conceda
loro la grazia della fede. C'è una croce
portata con rassegnazione, accettata perché inevitabile, come per il
Cireneo... E c'è la
croce portata con amore, abbracciata, che nella comunione con Cristo ci
fa corredentori. Attenzione!
Checché ne pensassero gli eretici pelagiani, solo Cristo redime!
Nessuno può salvarsi da solo. Corredentore indica convenzionalmente
colui che, senza che ciò sia condizione sufficiente per la sua salvezza
(condizione necessaria e sufficiente è solo il sacrificio di Cristo!),
obbedisce al Suo ordine di portare la croce che incontra. Il Signore ci
chiede di unirci a Lui che ci aspetta sulla Croce. Molto vicino alla
Croce abita la gioia. Il dolore, quando serve ad amare di più, diventa
un tesoro per l'uomo e produce infine un'intima pace. "Tutto
concorre al bene di coloro che amano Dio" (Rom. 8, 28). LA
CROCIFISSIONE
"Dopo
averlo crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte" (Mt,
27, 35). "Ha
salvato gli altri, salvi sé stesso se è il Cristo di Dio" (Lc,
23, 35). Quale dolorosa
meraviglia per coloro che l'avevano visto quando comandava alle umane
infermità, alle malattie, alla morte stessa! Gesù accetta queste
provocazioni che sembrano annullare tutto il senso della sua missione,
dei discorsi pronunciati, dei miracoli fatti... accetta tutte queste
parole... è FEDELE sino alla fine. "Non
quello che io voglio, ma quello che vuoi Tu". "Padre,
perdona loro perché non sanno quello che fanno" (Lc, 23, 34). Il cristiano
ha il diritto di appoggiarsi a Cristo! Gesù
sulla croce, fra tanta sofferenza, riversa amore su tutti e i frutti non
si fanno attendere: Il BUON
LADRONE per una grazia straordinaria di Dio, ispirato improvvisamente
dallo Spirito Santo vince la difficoltà delle apparenze e vede in Gesù
il Messia. Anche noi per grazia particolare, illuminati potentemente,
possiamo riconoscere Cristo nell'umanità sofferente dell'amico che ci
è vicino e del prossimo che ci è sconosciuto ma che Dio ci ha fatto
incontrare: solo il nostro "non vedere" può rendere vana, per
noi, la Passione di Gesù. Dobbiamo
imitare il buon ladrone che riconobbe le proprie colpe e seppe meritare
il perdono e la completa purificazione... santo operaio dell'ultima ora! "Oggi
sarai con me nel Paradiso" (Lc, 23, 43). Questo è per
noi: dobbiamo entrare nel mistero da figli: Siamo i figli della Luce.
Ogni sofferenza, ogni grande prova produce un dono, una gioia ancora più
grande. Dalla Croce… il Risorto. Così è nella vita: superare una
prova significa portare maggiore gloria a Dio, aumentare la quantità di
Bene. IL FIGLIO DI
DIO, l'Unigenito, il Prediletto... spogliato,
ferito, inchiodato, innalzato sulla Croce: "Cristo si è fatto
obbediente per noi fino alla morte, alla morte di croce" Questo
corpo trattato come un oggetto racchiude in sé l'immenso dolore
dell'umanità profanata. mIl
corpo dell'uomo viene profanato in tanti modi... "Hanno
forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie
ossa". Nella
“Imitazione di Cristo” leggiamo: “Nel silenzio l’anima trova il
suo mezzo di miglioramento e acquista il senso riposto nelle Scritture.
Là trova la sorgente del pianto e la sua purificazione in una intimità
con il suo Creatore tanto più completa quanto più si apparta dal
frastuono del mondo. La Chiesa del Venerdì Santo tace. Il
silenzio lascia parlare la Croce. Tutta
l'umanità, il passato, il presente, il futuro si uniscono nel silenzio
più profondo pieno di adorazione. Il silenzio è
l'atteggiamento più giusto dello spirito umano, la sua
"Parola" più esatta. "ECCO
TUO FIGLIO, ECCO TUA MADRE"
La croce di
Lui diventa la croce di lei. L'umiliazione
di Lui è la sua. Nella buia solitudine della Passione, Maria offre a
suo figlio un balsamo di tenerezza e di fedeltà. Le era stato
preannunciato, durante la Presentazione di Gesù bambino al Tempio: "Simeone
li benedisse e parlò a Maria, sua Madre: Egli è posto per la caduta e
la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione perché
siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada
trapasserà l'anima" (Lc, 2, 34, 35) Le parole
dette da Simeone quando Gesù aveva 40 giorni si adempiono in questo
momento... Madre dolorosa, ella appartiene allo stesso mistero, esprime
l'unità con la sofferenza del Figlio. Non lasciamo la Vergine sola ai
piedi della Croce: la verità di Cristo deve essere annunciata e amata
tanto più quanto più il mondo la contraddice. "Dio mio,
Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mc, 15, 34) e (Mt, 27, 46). E' un
riferimento al Salmo 21, che non è solo un Salmo di iniziale
disperazione, ma pure di forte, successiva speranza e di finale trionfo:
nelle parti successive preannuncia la Risurrezione di Gesù e la
salvezza del genere umano. Gli evangelisti ne hanno solo citato il primo
versetto perché gli ascoltatori del tempo, giudeocristiani, conoscevano
il salmo intero e ben ne comprendevano il significato di gloria. "Tutto è
compiuto" (Gv, 19, 30) "Padre,
nelle tue mani raccomando il mio spirito" (Lc, 23, 46) Gesù
obbediente fino alla morte lascia all'uomo questa sua giustizia,
sorgente inesauribile di giustificazione davanti a Dio. Quante
ingiustizie oggi sotto il nome di una presunta giustizia! La giustizia
è un còmpito da realizzare, Cristo ha preso su di sé questo còmpito
e l'ha risolto alle sue radici. La giustizia di Cristo è piena di
MISERICORDIA. LA CROCE,
SEGNO PRESCELTO: in essa si incontrano due direzioni: orizzontale
umana verticale
divina e al centro
l'Agnello di Dio. Ecco l'uomo, ecco Dio stesso ,"In Lui... noi
viviamo, ci muoviamo e siamo" (Atti, 17, 28). Queste braccia
abbracciano noi personalmente. Nelle due braccia della Croce abbiamo
l'indicazione, per il cristiano, delle due possibili scelte di fondo in
questo mondo. Il braccio
verticale è l'anticipazione della Vita eterna, scelta che nel voto di
castità, povertà ed obbedienza fanno i religiosi e le religiose, in
particolare i monaci e le monache ma non solo loro, perché può esserci
anche una tale scelta davanti a Dio, personale, pur non vivendo in
comunità religiosa e non rendendola pubblica di fronte al mondo. Il
braccio orizzontale indica la scelta secolare, di operare nel mondo
seguendo il Cristo, come i padri e le madri, come i sacerdoti secolari
che si pongono al servizio della comunità, come i medici, come i buoni
insegnanti, come i buoni politici che vogliono il bene comune e non
l'interesse del partito e men che mai il loro personale; e in tanti
altri modi ancora. La croce è una sola. Dunque chi fa la prima scelta,
la cosiddetta anticipazione di Vita eterna, non deve dimenticare il
braccio orizzontale e deve dedicarsi non solo ad adorare Dio, alla
preghiera, ma pure alla concreta carità. E chi fa la scelta secolare
non deve dimenticare il braccio verticale, cioè non deve dimenticare
che dopo questa vita c'è la Vita eterna. Oggi ci sono molte persone che
fanno volontariato, che esercitano la concreta carità; ma certe volte
dimenticano il braccio verticale della Croce, l'adorazione di Dio nella
speranza certa della risurrezione: riducono tutto al mondo. GESU'
TOLTO DALLA CROCE
è posto tra
le braccia della Madre, come lo era stato nella stalla di Betlemme,
durante la fuga in Egitto, a Nazareth. Maria, più di
ogni altro arricchita di doni, paga con il suo cuore...Ancora
oggi quanti cuori umani si aprono davanti al cuore di questa Madre
dolorosa! GIUSEPPE
D'ARIMATEA preso il corpo
di Gesù lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba
nuova che si era fatto scavare nella roccia" (Mt, 27,59) Anche noi
avvolgiamo il corpo di Gesù nel lenzuolo nuovo di una vita limpida:
riponiamolo nel nostro cuore! Fra tutte le tombe sparse sui continenti
del nostro pianeta, ce n'è una nella quale il Figlio di Dio, l'uomo Gesù
Cristo, ha vinto la morte. L'albero della vita si è rivelato agli
uomini nel corpo di Cristo Questo è per noi: nonostante cresca il cimitero nel quale l'uomo sorto dalla polvere ritorna polvere, tutti gli uomini che guardano alla tomba di Gesù Cristo vivono nella speranza della Risurrezione: Passione e Risurrezione sono inseparabili. In Gesù crocefisso e risorto avviene il meraviglioso incontro dell'uomo con Dio. Ecco la preghiera sgorgata dal cuore di un ammalato, senza speranza di guarigione: "Da
questa terra riarsa e arida da
questo prato seminato e irrigato con
queste foglie secche che sono i miei peccati Signore
attirami a te!" NOI
VIVIAMO NEL TEMPO DELLA GRAZIA DELLA PASSIONE
L'uomo è
minuscolo, fragile di
fronte alle leggi fisiche dell'universo: inondazioni, terremoti, siccità,
incendi lo feriscono, lo uccidono. Malattia e sofferenza sono le
inevitabili conseguenze della corporeità dell'uomo che evolve verso la
morte. Per oltre due secoli vi sono stati pensatori che hanno cercato di
creare una società senza Dio, bastante a sé stessa nella quale l'uomo
trovasse la sua, autonoma, totale espressione; in cui l'individuo fosse
centro del mondo: il peccato originale rinnovato! Filosofi come il
fondatore del positivismo e dello scientismo August Comte, come Karl
Marx, come Federico Nietzsche, le cui idee ancora scontiamo oggi,
soprattutto quelle di quest'ultimo essendo ormai, tutto sommato, caduti,
o almeno moribondi, il positivismo e il marxismo, ebbene, quelle persone
erano convinte che l'ateismo sarebbe diventato presto definitivo. Contro
le loro intenzioni, il loro progetto aveva però come mèta soltanto di
distruggere l'uomo, con il suo immenso valore perché figlio di Dio.
Oggi viviamo in una società fortemente pagana in cui è vivo lo spirito
nichilista. Viviamo in un falso realismo che solo la religione, nella
Fede, nella Speranza, nella Carità può combattere, a difesa del valore
dell'uomo e del suo vero fine, la Vita eterna. Non la polvere! Non
l'illusione arrogante di essere su questa terra centro di tutto,
eliminando l'idea di Dio: il falso "realismo" dello spirito
scientista positivista - ma non scientifico! - Perché è
nell'esperienza di tutti che si soffre e si muore. È
nell'esperienza della sofferenza che l'uomo ha atteggiamenti di rivolta,
di rifiuto; ma…istintivamente percepisce, anche se non credente, sia
pure in modo oscuro, che la sofferenza e la morte sono la legge stessa
del suo progresso, la via di qualcosa di più elevato. Sotto
un'apparenza di certezze tecniche o scientifiche l'uomo porta nel suo
intimo le stesse domande inespresse e non trova risposta nella scienza,
nella tecnologia, nella magia. Peraltro,
scienza e tecnica sono preziose e, se i risultati sono impiegati con
retta coscienza, sono sicuramente un bene. Ma la coscienza di tutti gli
scienziati e i tecnici è addestrata?! Hanno tutti centrale, nessuno
escluso, il concetto di "persona" sorto col Cristianesimo?
Oppure solo di "individuo", senza dimensione spirituale? O...
nulla?! Soltanto in
Cristo troviamo tutte le risposte. La
speranza e lo scandalo dell'agonia di Cristo non sono realtà facili a
vivere e ad offrire, ma la nostra strada non è quella della facilità.
Ancora oggi il rifiuto aperto del Vangelo può assumere carattere
violento, sia fisico sia psicologico, quest’ultimo in particolare nel
nostro mondo occidentale. Esistono paesi
nei quali la persecuzione è più forte, fino al sangue. In Sudan sono
arrivati a crocifiggere dei cristiani professi. In genere, in molti
paesi di fede islamica sono vietate le chiese: chiunque vi risieda deve
seguire la legge coranica. Vi sono stati sacerdoti frustati
pubblicamente per il vino da messa. Sono paesi dove chi amministra il
battesimo, se è scoperto, rischia la morte. Quanto è successo in
Algeria è noto, compreso il massacro dei monaci trappisti. In Turchia
è vietato ai cattolici di contrassegnare le chiese e di celebrare messe
all'aperto. E potremmo continuare, parlando della Cina comunista e di
altri paesi ancora. Caratteristica di questi tempi è che si proclami la
libertà di coscienza e la libertà religiosa; ma tante volte si rimane
alle parole. Il cristiano deve opporsi alla falsa tolleranza. Ecco, alla
luce della Passione, il dovere di evangelizzare! Di far conoscere il
Cristianesimo: evangelizzazione che oggi può costare molto nella nostra
società "liberale", dove il cristiano tante volte è
disprezzato, fatto passare per ingenuo, oppure per fanatico, o per uno
che si nasconde nel passato sotto la parola "Gesù". E quando
non basta attaccare il cristiano di oggi, si va a pescare nella storia:
non per evidenziare il grandissimo bene fatto dalla Chiesa in due
millenni ma per trovare e pure gonfiare le pecche, quegli errori che,
data la debolezza e la libertà umane, non sono purtroppo mancati; anzi!
ma che Gesù stesso aveva previsto, col parlarci del grano e della
gramigna. Non basta essere cristiani per essere santi. Il capo della
Chiesa, Gesù, è il Santissimo: e la sua e nostra Chiesa, quella
militante su questa terra, non è un'assemblea di santi. Ha come fine di
santificarci, noi peccatori, di elevarci alla luce della Passione e
della Risurrezione di Gesù. Forse anche
noi che desideriamo essere discepoli di Gesù, vorremmo talvolta
modellare Cristo adattandolo alla dimensione dell'uomo dell'era del
"progresso", al programma di consumismo della civiltà
odierna. Si vorrebbe a volte un Cristo non da seguire giorno per giorno,
nel nostro agire, nei nostri rapporti col prossimo, ma a cui rivolgersi
solo nei momenti di bisogno, pregandolo solo per ottenere la
“grazia” che ci serve in quell’istante. LA PARTECIPAZIONE ALLA CROCE di Gesù resta anche oggi condizione essenziale per la perfezione dell'amore. -
Signore, donami la capacità di riconoscere i segni della Passione in
tanti miei fratelli, donami una fedeltà inesauribile ed instancabile,
fa' che la Tua Passione diventi il mezzo con cui so vivere oggi, nelle
circostanze che mi sconvolgono, ma non mi travolgono, fammi diventare più
buono, più generoso, fammi capire... - La sofferenza,
la malattia, la morte sono misteri incomprensibili ai quali solo la
Croce di Gesù dà una risposta silenziosa, piena di luce di amore
divino, accessibile ai cuori semplici e poveri. "Neppure
le tenebre per te sono oscure, e la notte brilla come il giorno" Siamo noi,
che, circondati dalle grandi tenebre del mondo, camminiamo con fiducia
nella bellezza del creato e delle creature che portano a Dio.
Riposiamoci nel cantico spirituale di San Giovanni della Croce: “L’Amato
è le montagne, le
valli solitarie e ricche d'ombra, le
acque rumorose, le isole remote, il
sibilo delle aure amorose. È
come notte colma che
precede il sorgere dell'aurora musica
silenziosa, solitudine sonora, è
Cena che ristora e che innamora". “Se uno
mangia di questo pane vivrà in eterno, e il pane che io darò è la mia
carne per la vita del mondo” (Gv.6,51) Nell'Ostia
noi possediamo il Cristo di tutti i misteri della Redenzione. Il Cristo
dei Getsemani, il Risorto, l'Assiso alla destra del Padre! Nota:
La bibliografia su cui si basa questa meditazione, dalla quale
abbiamo a volte tratto frasi alla lettera, è assai vasta. Consigliamo
in modo particolare i pensieri di San Giovanni della Croce, che si
possono trovare od ordinare in ogni libreria cattolica. Se ritenuto utile, il testo può essere usato, citando la fonte, in corsi gratuiti di Cristianesimo e, in genere, per l'evangelizzazione. Non a fini di lucro. |