CHE COSA PUO' DIRE LA PASSIONE DI GESU' 

ALL'UOMO D'OGGI?

Guido Pagliarino e Libia Vallauri Pagliarino

CONFERENZA presso

- Salone Casa Sartorio di Santa Barbara, Torino, 28 marzo 1998

- Aula Magna Istituto La Salle dei Fratelli delle Scuole Cristiane, Torino, 3 aprile 1998


Anticipiamolo: quello che ha detto e continuerà a dire all'uomo d'ogni tempo, e cioè che è la realtà di Cristo che ci salva.Dobbiamo accoglierLo, noi che siamo peccatori, perché a noi è mandato, per noi deve morire e il suo olocausto diventa salvezza. 

Questa certezza non ci umilia, ma ci rende capaci di conoscere il mistero di Gesù, di amarlo ed amandolo, trovare tutte le spiegazioni che la vita domanda, affrontare le prove che la vita impone, vedere la nostra speranza crescere, la nostra fiducia aumentare, la nostra pace diventare piena.La ragione della morte del Signore è il nostro peccato.Bisogna che il senso del peccato ci prenda, solo così possiamo entrare nella ricchezza inesauribile della Passione, capirla e parteciparla.La dobbiamo partecipare sia per il dolore che esprime, sia per il mistero che realizza. La Passione trasfigura tutta la sofferenza umana ed è incitamento potente ad una continua conversione del cuore.

 La passibilità di Gesù – la Sua disponibilità a patire - ci serve per conoscere meglio noi stessi; il miglior esame di coscienza, lo facciamo non chiudendo gli occhi per analizzarci in senso psicologico, ma spalancandoli davanti a Lui e lasciando che la Sua luce ci mostri chiaramente chi siamo.

Nella verità della Croce è racchiusa tutta la Verità dell’uomo, la misura della sua grandezza, la sua debolezza, il suo prezzo.Oggigiorno però, l’essere cristiani può sentirsi più difficile. Non c'è nessuno che non soffra questa nostra società, e per una gran parte delle persone con ansia se non addirittura, a causa del loro ateismo, con disperazione. Oggi è potente l'odio per il prossimo, non l'amore! Perché viviamo in una società in notevole parte scristianizzata. È còmpito preciso di ogni cristiano contribuire ad evangelizzare questa società.Oggi come ieri, intorno a noi credenti ci sono segni, mezzi potenti che ci conducono a Dio!La creazione... San Paolo nella Lettera ai Romani scrive: "siamo inescusabili a non credere, perché l'invisibile perfezione e carità sono perfettamente visibili nella bellezza delle cose create". 

Il Segno della Croce: è in noi la Trinità, è in noi la Passione, la Morte, la Risurrezione di Cristo.Oggi abbiamo portato un segno della Passione, un Cristo sofferente...(a questo punto i due autori-coniugi mostrano un Cristo ricevuto in dono a suo tempo per le loro nozze d'argento, opera del caro amico Padre Charles Jegge, trappista eremita de "Il Prietto Monastico di Indiritto" - salito a Dio il 31 ottobre 1995 -) 

Questo Cristo, lavorato alla forgia con un piccolo martello è un segno visibile della meditazione d'un monaco sulla Passione. 

Questo Cristo è stato sul davanzale della sua cella per anni... Vicino, una piccola Vergine e un fiore fresco, uno solo... Quante messe, quante adorazioni silenziose, quante lacrime, quante conversioni...! 

Questo Cristo non ha la Croce: al momento di donarlo il monaco lo ha messo così... La Croce siamo noi... Di fronte alla Croce di Cristo dobbiamo vergognarci di non volere le nostre croci: devono essere usate per la salvezza di altri.La Croce va portata bene, non trascinata.Albero dai ricchissimi frutti - arma potente - bastone dei deboli - guida degli smarriti - salute dell'anima e del corpo - albero della vita eterna. 

La strada della santità passa per la Croce.Nella nostra vita la Croce si presenta in modi molto diversi: malattia, povertà, stanchezza, dolore, disprezzo, solitudine… 

"Prendete il mio giogo sopra  di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero" (Mt, 11, 28-30)I patimenti di Cristo ci persuadano a rifuggire ogni forma di imborghesimento, di indolenza e ravvivino il nostro amore allontanando la tepidezza.Ecco cosa scrive sulla sofferenza Karol Wojtyla, ancora arcivescovo di Cracovia, e nostro Papa: 

La sofferenza non purifica l'uomo meccanicamente; non sempre e non in ogni forma la sofferenza porta al bene; a volte costituisce un'ulteriore occasione di male (per esempio, la miseria che porta al furto e alla prostituzione).La sofferenza legata alla purificazione morale dell'uomo resta un mistero...Sembra che l’uomo nella sofferenza colga meglio il senso delle proporzioni, viva più profondamente la fragilità della sua esistenza, il mistero della Creazione, la responsabilità per la vita, il senso del bene e del male, l'inesprimibile maestà di Dio. 

Una delle leggi della sofferenza consiste nella solitudine dell'uomo, e quando questa solitudine diviene luogo d'incontro dell'uomo con Dio, allora la dimensione purificatrice della sofferenza si apre in tutta la sua pienezza. (Karol Wojtyla, Segno di contraddizione, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, 1977) 

Contempliamo la solitudine di Gesù nell'orto 

GETZEMANI

 "Se ne andò come al solito al monte degli ulivi" (Lc, 22, 39). 

"Prese con sé Pietro, Giacomo, Giovanni" (Mt, 26, 37). 

"Restate qui e vegliate con me" (Mt, 26, 38). 

Getsemani, luogo di grande solitudine per Gesù. L'essenza della Passione di Gesù nei Getsemani rimane nascosta agli occhi dei discepoli che si erano addormentati per la stanchezza.Rimane nascosta anche a molti uomini oggi. I discepoli siamo noi. Il sonno è l'abbandono della vita di pietà ed è l'immagine della nostra debolezza: il Signore non trova in noi un sostegno perché non lo amiamo abbastanza. Quante volte rifiutiamo di partecipare all'amore di Cristo! Anche per piccole cose, che costerebbero nulla: preferiamo scegliere il nostro comodo, con la scusa della fretta o delle troppe cose da fare, e lasciamo il prossimo nella sua solitudine.La SOLITUDINE del Maestro ha accresciuto la sua sofferenza interiore. 

"Potete bere il calice che io sto per bere?" 

Il calice è simbolo di amicizia, di condivisione. Quello del Signore è un calice amarissimo... le cose belle costano care e nessuno può regnare con Cristo se prima non lo ha seguito nella sua Passione.

"Padre, se è possibile passi da me questo calice...  non come voglio io, come vuoi tu" (Mt 26, 39). 

Questa preghiera è un incontro tra la volontà umana di Gesù e la volontà di Dio, è un frutto particolare dell'obbedienza del Figlio al Padre. L'obbedienza non è rinuncia alla propria volontà: è "volere" la volontà del Padre, è ascolto spirituale verso l'Amore: la grandezza dell'Amore si esprime nel sacrificio, nel dono di sé. 

Anche per noi oggi ci sono momenti in cui costa affidarsi alla volontà di Dio in avvenimenti che non riusciamo a comprendere: il Signore ci chiede di non limitarci a coltivare una sicurezza umana, ma di custodire una speranza soprannaturale. 

Come dice Sant’Agostino, la nostra mente limitata non può comprendere l'infinità del Signore... 

A volte il dolore può far vacillare la fede. È inutile in questo caso cercare di convincere chi soffre: ci sono momenti di quiete in cui la ragione, appoggiandosi a Cristo, troverà la sua forza. 

"Come l'argilla nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa d'Israele" (Ger. 18, 3) Lasciamoci modellare e rimodellare da Dio tutte le volte che è necessario. 

"Vigilate e pregate per non cadere in tentazione" (Lc 22, 45) Le parole di Gesù diventano un rimprovero che ci tocca da vicino. 

... dobbiamo colmare quell'ora perduta, durante la quale Gesù rimase solo nei Getsemani. Il desiderio di colmare quell'ora diventi il bisogno del nostro cuore. "Vegliate!", esorta Gesù. La preghiera dei Getsemani dura ancora, il Signore aspetta la nostra corrispondenza: di fronte a ogni prova l'uomo deve sapere partecipare alla preghiera di Cristo Signore. Questa preghiera, che è rimasta inesaudita secondo il criterio e il ragionamento umani, ha segnato l'inizio dell'opera di Redenzione a cui l'uomo e il mondo attingono sempre: 

"I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie" (Is, 55, 8).E così la preghiera dei Getsemani è esaudita. 

IL TRADIMENTO DI GIUDA 

"S'avvicinò a Gesù e disse "Salve, rabbì" e lo baciò" (Mt, 26, 49).

Giuda, uno dei dodici, scelto e chiamato dal Signore stesso, è un uomo disorientato, privo di equilibrio, infedele, attaccato ai beni (alla sua superbia, alla sua ignoranza, nella falsa idea d'essere fatto da Gesù ministro d'un regno terreno; e quindi deluso). Il mondo oggi può riconoscersi facilmente in queste caratteristiche: ... attaccato ai beni: dobbiamo liberarci dalle cose per riempire il nostro cuore di Dio. I beni materiali sono mezzi, noi siamo amministratori, questo è il tempo per meritare. Il distacco deve essere "effettivo" (con risultati concreti che non si raggiungono senza sacrificio) "interiore" ( ha per oggetto anche i desideri), “attuale” (occorre che esaminiamo con frequenza in che cosa abbiamo posto il cuore) "allegro" (perché guardando Cristo cerchiamo una ricchezza spirituale). 

Il distacco che ci permette di seguire il Signore, di non tradirlo, è anche un distacco da noi stessi, dalle nostre scelte, dalle ambizioni, dai successi, dalla nostra salute. 

... Infedele: le nostre infedeltà nelle "piccole cose", impazienti, poco caritatevoli nei pensieri, lenti nella vita di pietà. L'anima sotto il peso di queste imperfezioni perde lo splendore della sua bellezza, si allontana da Dio, lo tradisce. 

Giuda tradisce con un bacio. Non ci succede, a volte, di dare tante buone parole a un amico ma, forse, di non fare poi nulla quando questi ha bisogno di aiuto concreto? E non è forse anche questo un ingannare, un tradimento della carità del Cristo?! Ci sono persone che, pur sentendosi in cuore cristiane, non parlano di Cristianesimo per "rispetto democratico delle minoranze etniche". Ci sono insegnanti elementari cattolici che non leggono in classe circolari che invitano ai corsi per la Prima Comunione e per la Cresima, perché in quella classe ci sono degli extracomunitari. Ecco come alcuni tradiscono il dovere di evangelizzare, in nome di una pseudodemocrazia, nemmeno che la maggioranza dovesse inchinarsi alla minoranza e i duemila ultimi anni della nostra Storia non fossero improntati per la più gran parte al Cristianesimo. Oltretutto, non è così che si fa cultura! Cosa si capisce davvero della storia, della filosofia, della letteratura di questi duemila anni se non si conosce a fondo il Cristianesimo?! Eppure l'ora di religione è diventata facoltativa. E anche per noi adulti, quanto grande è il bisogno di approfondire le nostre conoscenze di fede! Abbiamo sentito una volta dire da qualcuno che il Cristianesimo si fonda sui dieci comandamenti! Ci si dice cristiani senza sapere che la nostra religione si basa sulla Resurrezione di Gesù?! Che risorgendo, ha dato garanzia di essere Dio e che tutto quanto ha detto viene da Dio?! I corsi di catechesi per adulti ci sono, basta informarsi e poi seguirli. L'ignoranza è anch'essa tradimento: come evangelizziamo se siamo i primi noi a non sapere? Sì, certo, con l'esempio, che viene prima ancora della parola; ma anche la parola è indispensabile. 

Il nostro tradimento è il peccato mortale. È fare la nostra volontà contro la volontà di Dio, quella volontà che Dio stesso incarnandosi ci ha rivelato, la volontà di agire con buona coscienza e con carità rifiutando la nostra superbia e il nostro egoismo. 

"Amico, a che sei venuto?". 

Il Signore, nonostante i nostri tradimenti, non ci abbandona, è sempre disposto a chiamarci amici. Dobbiamo formare in noi una coscienza retta e delicata, essa è la luce che ci fa distinguere il bene dal male e ci porta a chiedere perdono. 

IL RINNEGAMENTO DI PIETRO 

"Le guardie afferrarono Gesù e lo legarono, lo condussero da Anna" (Gv. 18, 12). 

"Pietro lo seguiva da lontano" (Lc, 22, 54). 

"Non sei anche tu dei suoi discepoli?"... "Non lo sono" (Gv. 18, 25) 

"Un gallo cantò... e [Pietro] pianse amaramente". 

Allora, il Signore condotto dalle guardie passò davanti a Pietro e lo guardò, mettendo nello sguardo un tesoro infinito di tenerezza e di perdono. Seguire Gesù, poi rinnegarlo tre volte... Ecco un fatto storico ed insieme un simbolo delle nostre cadute, della nostra tepidezza... Noi tante volte seguiamo Cristo da lontano! Rifugiamoci in Maria, in Lei troviamo la forza di rimanere vicini a Gesù: Maria, chiedi a tuo Figlio che mi aiuti a purificare il cuore, guidami lungo un cammino sicuro. Gesù, voglio seguirti da vicino anche se in momenti e ambienti in cui non sei popolare, quando lavoro, quando studio, quando cammino, quando mi diverto... Non si taccia se si sente offendere il Cristo. Non si abbia timore umano, di non essere abbastanza "liberi", o abbastanza "moderni". 

Ci vuole entusiasmo, sia nei rapporti diretti con Dio sia nei rapporti col nostro prossimo. E se non servirà, pazienza. Avremo fatto il nostro dovere, seguire la volontà del Padre secondo quanto il Figlio incarnato ci ha insegnato: ricordiamoci sempre che il peccato e la scelta giusta sono nella coscienza, non nell'azione. L'azione è sotto la Provvidenza di Dio, Lui solo sa cosa delle nostre azioni porti al vero bene, la Vita eterna, e soltanto Lui nella sua onniscienza provvede, al di là della nostra limitata intelligenza: sì, la nostra libertà è in noi, nella nostra coscienza; è nella scelta tra bene e male, nella scelta di rifiutare o accettare il peccato, compreso quello d'omissione, di mancanza di carità e della mancata testimonianza della Verità-Gesù.

ANNA, CAIFA E PILATO: 

"Sei tu il re dei Giudei?" (Gv, 36, 38)

"Il mio regno non è di questo mondo... Io sono Re, sono nato e venuto al mondo per testimoniare la Verità"

"Che cos'è la verità?". 

La verità è una realtà: Il Regno di Cristo. La dignità dell’uomo, figlio di Dio e fratello di Gesù. La verità possiede una sua dimensione sociale e pubblica: non si deve mai negare all’uomo il diritto alla verità. Dobbiamo avere la forza di manifestarla di fronte al mondo contemporaneo così complesso e, a volte, così refrattario. Il mondo ha bisogno di un criterio di "potenza" radicalmente "altro" da quello comunemente inteso, di un'altra manifestazione della gerarchia dei valori: nel regno del mondo vi è inganno, tristezza, falsità; il regno di Cristo è di pace, di giustizia, di amore: è quella pace, lo shalòm ebraico, che significa pienezza di ogni bene. Credere nell'amore, testimoniare l'amore è difficile. L'amore va di pari passo con la povertà: la sua potenza è l'estrema debolezza del Verbo incarnato nella stalla di Betlemme e che ha accettato la Croce. 

L'amore è il contenuto principale della Salvezza. 

GESÙ FLAGELLATO E CORONATO DI SPINE: 

"Allora Pilato lo fece flagellare e i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo.

"Popolo mio, che male ti ho fatto, in che ti ho provocato? Dammi risposta!" (Liturgia del Venerdì Santo). 

Flagellato per le nostre colpe. Dobbiamo essere consapevoli dello stretto legame tra la flagellazione e i peccati di carne dell'uomo. La potenza del mistero renda nobili e santi i desideri. "Tratto duramente il mio corpo e lo tengo sottomesso" (I Cor. 9, 27). 

"La carne ha desideri opposti a quelli dello spirito" (Gàl, 5, 17) 

Dobbiamo sentirci spinti alla riparazione. Che Cristo regni nella nostra vita, nelle nostre opere, nei nostri pensieri, nelle nostre parole, in tutto ciò che siamo ed abbiamo. Gesù, sei Re qui, nel mio cuore. Santa Teresa d’Avila , nel “Libro della mia vita” scrive: “… Al sopraggiungere della difficoltà e del dolore, quando non si è più nella quiete,  o in caso di aridità. Cristo è un ottimo amico perché vedendolo come uomo, soggetto a debolezze e a sofferenze, è molto facile sentircelo vicino. È bene allora non cercare consolazioni, ma stare abbracciati alla Croce che è una grande cosa… il Signore ci aiuterà a salire più in alto”. 

ECCE HOMO: 

"E Pilato disse loro: "Ecco l'uomo" (Gv. 19, 5).

Nessuno cade in ginocchio...Dove sono i lebbrosi guariti, gli indemoniati liberati, i ciechi che hanno riacquistato la vista? Dove siamo noi?! Noi, che abbiamo ottenuto grazie, grandi e piccole, e prima di tutte l'immensa grazia di credere! dove siamo? Siamo tra coloro che tacciono? Ci abbandoniamo al nostro comodo? O addirittura, siamo tra quei cristiani che approvano siano tolti i crocifissi dalle sedi pubbliche perché - pensano loro - sono contro la democrazia?! Costoro stanno urlando contro Gesù. La sentenza di Pilato è emessa sotto la pressione dei sacerdoti e dei loro servi che eccitano la folla, la quale si fa plagiare: Gesù è solo, in un deserto ostile. 

Il deserto ostile oggi lo troviamo in modo particolare nel cuore delle città. I mezzi di comunicazione di massa fanno la parte di quei sacerdoti e di quei loro servi. Basti scorrere i quotidiani laicisti, come "La Stampa" di Torino dove troviamo non insovente attacchi al Cristianesimo e alla Chiesa e articoli che guardano con simpatia alla New Age. Ci sono tanti esempi possibili. Ne facciamo uno, che riteniamo tra i più gravi. In gennaio, se ben ricordiamo, scrivendo dei ritrovamenti di Qumran, la giornalista Fiamma Nirestein ha scritto su "La Stampa": "Gesù era, dicono gli storici, un buon ebreo osservante"; e, in conclusione dell'articolo, come se nulla fosse stato: "Quanto a Gesù, anche di lui si sa che non volle essere mai nient'altro che un buon ebreo". Si noti come con poche parolette si cerchi di abbattere il Cristianesimo, basato su Gesù Risorto vero Dio e non solo vero uomo. Ecco l'assurdo, di un Gesù che era, secondo la Nirestein, nient'altro che un buon ebreo, eppure... fu condannato alla croce per volontà proprio del Sinedrio! In questo modo si vogliono far passare i Vangeli per una favoletta. Si noti che i testi rabbinici del III/VI secolo, sempre al fine di combattere il Cristianesimo, presentavano invece falsamente, contro i testi cristiani del I secolo e senza portare alcun documento contrario, Gesù come un mago e un malfattore nemico della Scrittura figlio d'una pettinatrice adultera e d'un soldato romano di passaggio: niente affatto come un buon rabbino ebreo. Oggi si combatte la Chiesa con una tecnica assai più sofisticata. Gli storici a cui si riferisce la Nirestein, e niente affatto tutti gli storici come appare invece dall'articolo, sono soltanto quelli della scuola di critica al Cristianesimo dell'Università Ebraica di Gerusalemme. Di essi, solamente David Flusser, che peraltro è un indipendente pur insegnando in quell'Università, pare non animato da ragioni visceralmente religiose, sebbene a sua volta non si esima da "bastonature" alla fede cristiana. 

Il cristiano, vivendo profondamente nel cuore di Dio, deve lottare contro il male che si presenta sotto forma di tutti gli idoli suscitati dal fenomeno urbano. In solidarietà con ogni altro essere umano, chiunque egli sia, deve sforzarsi  di essere oasi, di scavare una sorgente, con gli strumenti della preghiera e della carità.

Dobbiamo spezzare i muri di ghiaccio del nostro cuore, muri invisibili fatti con i mattoni dell'ingiustizia e del pregiudizio, muri che si contribuisce ogni giorno a costruire con quel senso comune in apparenza inoffensivo che etichetta, generalizza, crea diffidenza... 

LA CONDANNA A MORTE DI GESÙ

è la risposta al grido: "Crocifiggilo! Crocifiggilo!". Deve morire perché si è fatto figlio di Dio" (Mc, 15, 13,14)

Il pretore romano, di fronte al Mistero di Gesù, con un gesto ebraico, per essere ben inteso, si lava letteralmente le mani: cerca di stare in disparte; lui. non cristiano; purtroppo, ci sono anche dei cristiani, oggi, che stanno da parte, che riducono tutto alla loro fede personale, senza impegnarsi in questa società ormai in gran parte pagana in cui il Cristianesimo viene distorto e la Chiesa accusata d'essere nemica della libertà dell'uomo. La Croce e la verità sul Regno sono realtà. Gesù, Figlio di Dio, interrogato sul suo Regno, giudicato e condannato dall'uomo costituisce il principio di quella testimonianza di Dio che tanto ha amato il mondo (Gv, 3, 16) 

"Fu annoverato fra i malfattori". "Fu piagato per le nostre iniquità, le sue piaghe ci hanno guariti" (Is, 53, 5)

Anche oggi la dignità umana è sopraffatta, gettata a terra, umiliata in tanti modi. Aborti, prostituzione, pornografia, esperimenti biologici atroci. La Dignità dell'essere umano è acquistata a prezzo del sangue del Figlio di Dio. E' in lui tutta la verità del Figlio predetto dai profeti, la verità del servo di Jhavè annunciata da Isaia. Noi oggi di fronte a questa testimonianza non possiamo "stare in disparte", non possiamo "lavarci le mani". 

"ESSI ALLORA PRESERO GESÙ 

ed Egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio , detto in ebraico Golgota..."

"... uomo dei dolori che ben conosce il patire come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevano alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori. 

... è stato trafitto per i nostri delitti... come agnello condotto al macello come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca" (Is, 53, 3 – 7). Il dolore frutto di una serie di limiti che l’uomo vive nella sua condizione terrena, è una condizione provvisoria: siamo consolati nella luce di Dio. “Le sofferenze della vita presente non sono paragonabili alla gloria futura”. In queste strette, affollate strade di Gerusalemme, durante le ultime ore che precedono la Pasqua, Gesù tormentato, coronato di spine, con il volto sanguinante, prende la Croce sulle sue spalle, porta la Croce, peso enorme. Cade per tre volte esausto per lo sforzo e si rialza. Cade per amore, si rialza per il bisogno d'essere amato. Gesù non ricorre alla potenza degli angeli (di Dio, che manda messaggeri e tramiti di Potenza) perché, se no, "come si adempirebbero le Scritture?" (Mt, 26, 54) Gesù avendo accettato il calice dalle mani del Padre vuole berlo fino in fondo. Questo è per noi: ogni nostro peccato è in relazione stretta e misteriosa con la Passione di Gesù. 

La perdita del senso del peccato, oggi tanto diffusa, è una forma di negazione di Dio. Ristabilire il giusto senso del peccato è il primo modo di affrontare la grave crisi spirituale che ha colpito l'uomo: ira, invidia, sensualità, pratiche di pietà fatte per abitudine, leggerezza nei giudizi, poco amore... 

Nessuno di noi quando è provato dal dolore può dire di non ritrovare sé stesso nel dolore di Cristo. Lui stesso ha voluto condividere la nostra condizione per trasformarla dal di dentro, a partire da questa sua condivisione. Il nostro dolore può diventare beatitudine: 

“Beati quelli che soffrono perché saranno consolati”.Ci colga potente il dolore per i nostri peccati, la chiamata al pentimento! Ti chiedo, Signore, di saper vivere e camminare nella Verità, di assaporare la gioia del tuo perdono. 

SIMONE DI CIRENE - LA VERONICA 

Gesù cade... Gli stessi persecutori devono cercare qualcuno che lo aiuti. Dov’erano i suoi discepoli?

SIMONE DI CIRENE lo aiuta perché costretto, lo aiuta a portare un aspetto della croce, non l'altro, il più pesante, quello dell'amore non corrisposto, quello dei peccati degli uomini. Egli cammina accanto al Cristo sotto lo stesso peso, gli è vicino fisicamente più di Maria, più di Giovanni. Quanto ha camminato, così interiormente diviso, con una barriera d'indifferenza verso l'uomo che soffriva? Anche oggi quanti Simone di Cirene, quanti uomini costretti a portare croci! Ma... le portano con Cristo? Noi, voi, le portiamo sempre con Cristo? L'amore non solo eleva, anche carica di pesi, ed i carichi esprimono l'amore più che i momenti di slancio spirituale. 

"Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mc, 8, 34). "Chi non prende la sua croce e mi segue, non è degno di me" (Mt, 10, 38). 

Gesù porta sul Calvario la verità dell'umana sofferenza, delle umiliazioni, delle torture, dell'agonia e della morte. Ci sono persone invece che non sono costrette, ma portano la croce di Gesù secondo il loro cuore, come VERONICA. (Veronica non è nel Vangelo, ma nella Tradizione, che per i cattolici è Fonte come il Testamento; anzi, il Canone del Nuovo Testamento è fissato dalla Chiesa del II secolo (Canone muratoriano/Ireneo di Lione...) basandosi sulla primissima Tradizione orale apostolica - vale a dire sulla predicazione degli apostoli e dei loro discepoli - dei primissimi decenni seguenti la Risurrezione). 

All'amore di Cristo la Veronica risponde con la riparazione: asciuga il suo volto. Anche noi possiamo asciugare il volto di Cristo con atti di carità: "tutto quello che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt, 25, 37 - 40) 

Il Salvatore imprime la sua somiglianza su ogni atto di carità, come sul lino della Veronica. "Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati" (Lc, 23, 32).

Tre uomini, con la croce, in cammino verso la morte. Anche oggi si può portare la croce in diversi modi: C'è la croce portata con rabbia, come quella di cui è caricato uno dei "ladroni" (così venivano chiamati i partigiani antiromani "zeloti", che derubavano ed uccidevano soldati occupanti ed ebrei collaborazionisti), il "ladrone" che non mostra pentimento; croce contro la quale l'uomo semplicemente si rivolta: è una croce che non redime, che allontana da Dio. Anche oggi vi sono persone che maledicono la vita per le croci che incontrano e devono portare: preghiamo perché Dio conceda loro la grazia della fede. 

C'è una croce portata con rassegnazione, accettata perché inevitabile, come per il Cireneo... 

E c'è la croce portata con amore, abbracciata, che nella comunione con Cristo ci fa corredentori. 

Attenzione! Checché ne pensassero gli eretici pelagiani, solo Cristo redime! Nessuno può salvarsi da solo. Corredentore indica convenzionalmente colui che, senza che ciò sia condizione sufficiente per la sua salvezza (condizione necessaria e sufficiente è solo il sacrificio di Cristo!), obbedisce al Suo ordine di portare la croce che incontra. Il Signore ci chiede di unirci a Lui che ci aspetta sulla Croce. Molto vicino alla Croce abita la gioia. Il dolore, quando serve ad amare di più, diventa un tesoro per l'uomo e produce infine un'intima pace. "Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio" (Rom. 8, 28). 

LA CROCIFISSIONE

"Dopo averlo crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte" (Mt, 27, 35).

"Ha salvato gli altri, salvi sé stesso se è il Cristo di Dio" (Lc, 23, 35).

Quale dolorosa meraviglia per coloro che l'avevano visto quando comandava alle umane infermità, alle malattie, alla morte stessa! Gesù accetta queste provocazioni che sembrano annullare tutto il senso della sua missione, dei discorsi pronunciati, dei miracoli fatti... accetta tutte queste parole... è FEDELE sino alla fine.

"Non quello che io voglio, ma quello che vuoi Tu". 

"Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno" (Lc, 23, 34). 

Il cristiano ha il diritto di appoggiarsi a Cristo! Gesù sulla croce, fra tanta sofferenza, riversa amore su tutti e i frutti non si fanno attendere: 

Il BUON LADRONE per una grazia straordinaria di Dio, ispirato improvvisamente dallo Spirito Santo vince la difficoltà delle apparenze e vede in Gesù il Messia. Anche noi per grazia particolare, illuminati potentemente, possiamo riconoscere Cristo nell'umanità sofferente dell'amico che ci è vicino e del prossimo che ci è sconosciuto ma che Dio ci ha fatto incontrare: solo il nostro "non vedere" può rendere vana, per noi, la Passione di Gesù. Dobbiamo imitare il buon ladrone che riconobbe le proprie colpe e seppe meritare il perdono e la completa purificazione... santo operaio dell'ultima ora! 

"Oggi sarai con me nel Paradiso" (Lc, 23, 43).

Questo è per noi: dobbiamo entrare nel mistero da figli: Siamo i figli della Luce. Ogni sofferenza, ogni grande prova produce un dono, una gioia ancora più grande. Dalla Croce… il Risorto. Così è nella vita: superare una prova significa portare maggiore gloria a Dio, aumentare la quantità di Bene. 

IL FIGLIO DI DIO, l'Unigenito, il Prediletto... 

spogliato, ferito, inchiodato, innalzato sulla Croce: "Cristo si è fatto obbediente per noi fino alla morte, alla morte di croce" Questo corpo trattato come un oggetto racchiude in sé l'immenso dolore dell'umanità profanata. mIl corpo dell'uomo viene profanato in tanti modi...

"Hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa". 

Nella “Imitazione di Cristo” leggiamo: “Nel silenzio l’anima trova il suo mezzo di miglioramento e acquista il senso riposto nelle Scritture. Là trova la sorgente del pianto e la sua purificazione in una intimità con il suo Creatore tanto più completa quanto più si apparta dal frastuono del mondo. La Chiesa del Venerdì Santo tace. Il silenzio lascia parlare la Croce. Tutta l'umanità, il passato, il presente, il futuro si uniscono nel silenzio più profondo pieno di adorazione. 

Il silenzio è l'atteggiamento più giusto dello spirito umano, la sua "Parola" più esatta. 

"ECCO TUO FIGLIO, ECCO TUA MADRE"

La croce di Lui diventa la croce di lei. 

L'umiliazione di Lui è la sua. Nella buia solitudine della Passione, Maria offre a suo figlio un balsamo di tenerezza e di fedeltà. Le era stato preannunciato, durante la Presentazione di Gesù bambino al Tempio: 

"Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua Madre: Egli è posto per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trapasserà l'anima" (Lc, 2, 34, 35) 

Le parole dette da Simeone quando Gesù aveva 40 giorni si adempiono in questo momento... Madre dolorosa, ella appartiene allo stesso mistero, esprime l'unità con la sofferenza del Figlio. Non lasciamo la Vergine sola ai piedi della Croce: la verità di Cristo deve essere annunciata e amata tanto più quanto più il mondo la contraddice. 

"Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mc, 15, 34) e (Mt, 27, 46). 

E' un riferimento al Salmo 21, che non è solo un Salmo di iniziale disperazione, ma pure di forte, successiva speranza e di finale trionfo: nelle parti successive preannuncia la Risurrezione di Gesù e la salvezza del genere umano. Gli evangelisti ne hanno solo citato il primo versetto perché gli ascoltatori del tempo, giudeocristiani, conoscevano il salmo intero e ben ne comprendevano il significato di gloria. 

"Tutto è compiuto" (Gv, 19, 30) 

"Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito" (Lc, 23, 46) 

Gesù obbediente fino alla morte lascia all'uomo questa sua giustizia, sorgente inesauribile di giustificazione davanti a Dio. Quante ingiustizie oggi sotto il nome di una presunta giustizia! La giustizia è un còmpito da realizzare, Cristo ha preso su di sé questo còmpito e l'ha risolto alle sue radici. La giustizia di Cristo è piena di MISERICORDIA. LA CROCE, SEGNO PRESCELTO: in essa si incontrano due direzioni: 

orizzontale   umana 

verticale   divina 

e al centro l'Agnello di Dio. Ecco l'uomo, ecco Dio stesso ,"In Lui... noi viviamo, ci muoviamo e siamo" (Atti, 17, 28). Queste braccia abbracciano noi personalmente. Nelle due braccia della Croce abbiamo l'indicazione, per il cristiano, delle due possibili scelte di fondo in questo mondo. Il braccio verticale è l'anticipazione della Vita eterna, scelta che nel voto di castità, povertà ed obbedienza fanno i religiosi e le religiose, in particolare i monaci e le monache ma non solo loro, perché può esserci anche una tale scelta davanti a Dio, personale, pur non vivendo in comunità religiosa e non rendendola pubblica di fronte al mondo. Il braccio orizzontale indica la scelta secolare, di operare nel mondo seguendo il Cristo, come i padri e le madri, come i sacerdoti secolari che si pongono al servizio della comunità, come i medici, come i buoni insegnanti, come i buoni politici che vogliono il bene comune e non l'interesse del partito e men che mai il loro personale; e in tanti altri modi ancora. La croce è una sola. Dunque chi fa la prima scelta, la cosiddetta anticipazione di Vita eterna, non deve dimenticare il braccio orizzontale e deve dedicarsi non solo ad adorare Dio, alla preghiera, ma pure alla concreta carità. E chi fa la scelta secolare non deve dimenticare il braccio verticale, cioè non deve dimenticare che dopo questa vita c'è la Vita eterna. Oggi ci sono molte persone che fanno volontariato, che esercitano la concreta carità; ma certe volte dimenticano il braccio verticale della Croce, l'adorazione di Dio nella speranza certa della risurrezione: riducono tutto al mondo.

GESU' TOLTO DALLA CROCE

è posto tra le braccia della Madre, come lo era stato nella stalla di Betlemme, durante la fuga in Egitto, a Nazareth. 

Maria, più di ogni altro arricchita di doni, paga con il suo cuore...Ancora oggi quanti cuori umani si aprono davanti al cuore di questa Madre dolorosa! 

GIUSEPPE D'ARIMATEA 

preso il corpo di Gesù lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova che si era fatto scavare nella roccia" (Mt, 27,59) Anche noi avvolgiamo il corpo di Gesù nel lenzuolo nuovo di una vita limpida: riponiamolo nel nostro cuore! Fra tutte le tombe sparse sui continenti del nostro pianeta, ce n'è una nella quale il Figlio di Dio, l'uomo Gesù Cristo, ha vinto la morte. L'albero della vita si è rivelato agli uomini nel corpo di Cristo 

Questo è per noi: nonostante cresca il cimitero nel quale l'uomo sorto dalla polvere ritorna polvere, tutti gli uomini che guardano alla tomba di Gesù Cristo vivono nella speranza della Risurrezione: Passione e Risurrezione sono inseparabili. In Gesù crocefisso e risorto avviene il meraviglioso incontro dell'uomo con Dio. Ecco la preghiera sgorgata dal cuore di un ammalato, senza speranza di guarigione:

 "Da questa terra riarsa e arida 

da questo prato seminato e irrigato 

con queste foglie secche che sono i miei peccati 

Signore attirami a te!" 

NOI VIVIAMO NEL TEMPO DELLA GRAZIA DELLA PASSIONE 

L'uomo è minuscolo, fragile  di fronte alle leggi fisiche dell'universo: inondazioni, terremoti, siccità, incendi lo feriscono, lo uccidono. Malattia e sofferenza sono le inevitabili conseguenze della corporeità dell'uomo che evolve verso la morte. Per oltre due secoli vi sono stati pensatori che hanno cercato di creare una società senza Dio, bastante a sé stessa nella quale l'uomo trovasse la sua, autonoma, totale espressione; in cui l'individuo fosse centro del mondo: il peccato originale rinnovato! Filosofi come il fondatore del positivismo e dello scientismo August Comte, come Karl Marx, come Federico Nietzsche, le cui idee ancora scontiamo oggi, soprattutto quelle di quest'ultimo essendo ormai, tutto sommato, caduti, o almeno moribondi, il positivismo e il marxismo, ebbene, quelle persone erano convinte che l'ateismo sarebbe diventato presto definitivo. Contro le loro intenzioni, il loro progetto aveva però come mèta soltanto di distruggere l'uomo, con il suo immenso valore perché figlio di Dio. Oggi viviamo in una società fortemente pagana in cui è vivo lo spirito nichilista. Viviamo in un falso realismo che solo la religione, nella Fede, nella Speranza, nella Carità può combattere, a difesa del valore dell'uomo e del suo vero fine, la Vita eterna. Non la polvere! Non l'illusione arrogante di essere su questa terra centro di tutto, eliminando l'idea di Dio: il falso "realismo" dello spirito scientista positivista - ma non scientifico! - Perché è nell'esperienza di tutti che si soffre e si muore. 

È nell'esperienza della sofferenza che l'uomo ha atteggiamenti di rivolta, di rifiuto; ma…istintivamente percepisce, anche se non credente, sia pure in modo oscuro, che la sofferenza e la morte sono la legge stessa del suo progresso, la via di qualcosa di più elevato. Sotto un'apparenza di certezze tecniche o scientifiche l'uomo porta nel suo intimo le stesse domande inespresse e non trova risposta nella scienza, nella tecnologia, nella magia. 

Peraltro, scienza e tecnica sono preziose e, se i risultati sono impiegati con retta coscienza, sono sicuramente un bene. Ma la coscienza di tutti gli scienziati e i tecnici è addestrata?! Hanno tutti centrale, nessuno escluso, il concetto di "persona" sorto col Cristianesimo? Oppure solo di "individuo", senza dimensione spirituale? O... nulla?! 

Soltanto in Cristo troviamo tutte le risposte. La speranza e lo scandalo dell'agonia di Cristo non sono realtà facili a vivere e ad offrire, ma la nostra strada non è quella della facilità. Ancora oggi il rifiuto aperto del Vangelo può assumere carattere violento, sia fisico sia psicologico, quest’ultimo in particolare nel nostro mondo occidentale.

Esistono paesi nei quali la persecuzione è più forte, fino al sangue. In Sudan sono arrivati a crocifiggere dei cristiani professi. In genere, in molti paesi di fede islamica sono vietate le chiese: chiunque vi risieda deve seguire la legge coranica. Vi sono stati sacerdoti frustati pubblicamente per il vino da messa. Sono paesi dove chi amministra il battesimo, se è scoperto, rischia la morte. Quanto è successo in Algeria è noto, compreso il massacro dei monaci trappisti. In Turchia è vietato ai cattolici di contrassegnare le chiese e di celebrare messe all'aperto. E potremmo continuare, parlando della Cina comunista e di altri paesi ancora. Caratteristica di questi tempi è che si proclami la libertà di coscienza e la libertà religiosa; ma tante volte si rimane alle parole. Il cristiano deve opporsi alla falsa tolleranza. 

Ecco, alla luce della Passione, il dovere di evangelizzare! Di far conoscere il Cristianesimo: evangelizzazione che oggi può costare molto nella nostra società "liberale", dove il cristiano tante volte è disprezzato, fatto passare per ingenuo, oppure per fanatico, o per uno che si nasconde nel passato sotto la parola "Gesù". E quando non basta attaccare il cristiano di oggi, si va a pescare nella storia: non per evidenziare il grandissimo bene fatto dalla Chiesa in due millenni ma per trovare e pure gonfiare le pecche, quegli errori che, data la debolezza e la libertà umane, non sono purtroppo mancati; anzi! ma che Gesù stesso aveva previsto, col parlarci del grano e della gramigna. Non basta essere cristiani per essere santi. Il capo della Chiesa, Gesù, è il Santissimo: e la sua e nostra Chiesa, quella militante su questa terra, non è un'assemblea di santi. Ha come fine di santificarci, noi peccatori, di elevarci alla luce della Passione e della Risurrezione di Gesù. 

Forse anche noi che desideriamo essere discepoli di Gesù, vorremmo talvolta modellare Cristo adattandolo alla dimensione dell'uomo dell'era del "progresso", al programma di consumismo della civiltà odierna. Si vorrebbe a volte un Cristo non da seguire giorno per giorno, nel nostro agire, nei nostri rapporti col prossimo, ma a cui rivolgersi solo nei momenti di bisogno, pregandolo solo per ottenere la “grazia” che ci serve in quell’istante. 

LA PARTECIPAZIONE ALLA CROCE di Gesù resta anche oggi condizione essenziale per la perfezione dell'amore.

 - Signore, donami la capacità di riconoscere i segni della Passione in tanti miei fratelli, donami una fedeltà inesauribile ed instancabile, fa' che la Tua Passione diventi il mezzo con cui so vivere oggi, nelle circostanze che mi sconvolgono, ma non mi travolgono, fammi diventare più buono, più generoso, fammi capire... -

La sofferenza, la malattia, la morte sono misteri incomprensibili ai quali solo la Croce di Gesù dà una risposta silenziosa, piena di luce di amore divino, accessibile ai cuori semplici e poveri. 

"Neppure le tenebre per te sono oscure, e la notte brilla come il giorno" 

Siamo noi, che, circondati dalle grandi tenebre del mondo, camminiamo con fiducia nella bellezza del creato e delle creature che portano a Dio. Riposiamoci nel cantico spirituale di San Giovanni della Croce: 

“L’Amato è le montagne,

le valli solitarie e ricche d'ombra, 

le acque rumorose, le isole remote, 

il sibilo delle aure amorose. 

È come notte colma 

che precede il sorgere dell'aurora 

musica silenziosa, solitudine sonora, 

è Cena che ristora e che innamora". 

“Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno, e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv.6,51) Nell'Ostia noi possediamo il Cristo di tutti i misteri della Redenzione. Il Cristo dei Getsemani, il Risorto, l'Assiso alla destra del Padre!

Nota: La bibliografia su cui si basa questa meditazione, dalla quale abbiamo a volte tratto frasi alla lettera, è assai vasta. Consigliamo in modo particolare i pensieri di San Giovanni della Croce, che si possono trovare od ordinare in ogni libreria cattolica. 

Se ritenuto utile, il testo può essere usato, citando la fonte, in corsi gratuiti di Cristianesimo e, in genere, per l'evangelizzazione. Non a fini di lucro.

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